La misteriosa morte di Leonardo Chidichimo

Vorrei ricordare Leonardo Chidichimo, un anziate che ha dato molto ad Anzio ma che è scomparso, ormai da diversi anni, in circostanze misteriose. Leonardo dopo una gioventù travagliata dalla tossicodipendenza come è capitato a centinaia di ragazzi della città negli anni “70 e “80 riesce , insieme ad altri amici a uscire dal tunnel e fonda la comunità “Massimo”. In realtà l’immobile era già occupato abusivamente da un gruppo di ragazzi che facevano uso di sostanze stupefacenti quando ancora non se ne conoscevano neanche le conseguenze, difatti dopo la prima overdose e decesso di Massimo, da cui prenderà il nome la comunità, i ragazzi, si mobilitarono per rendere la struttura dove risiedevano un punto di disintossicazione che inizialmente seguiva il protocollo del CEIS (Centro Italiano di Solidarietà di don Picchi) .

Fino a questo punto l’attività personale di Leonardo, direttore della comunità, riscuote successi e soddisfazioni, nonchè alti riconoscimenti per la serietà e professionalità di un istituto creato sul territorio ed ancora operativo.

Ma l’ingresso della Confraternità di Gesù, che comprò la comunità tramite due potenti frati, l’abate Tarcisio Benvenutii e Zeno Sartori ne modificò completamente la filosofia e il modo di operare fino a rendere coatta la volontà di operatori ed utenti. Leonardo ormai aveva perso il controllo della comunità, e dei principi su cui era stata fondata.

In seguito è riportato un vecchio articolo dell’Espresso pregno di particolari sul plagio che i frati facevano nelle loro comunità trasformate in vere sette.

Molte testimonianze non possono essere trascritte per mancanza della liberatoria di chi le ha rilasciate in confidenza, testimonianze agghiaccianti che potrebbero implicare anche le alte sfere del Vaticano. Ma su mio cugino Leonardo Chidichimo convertito a frate della Confraternità di Gesù posso aggiungere qualcosa:

Morto nel 2006 in un monastero nei pressi di Bologna fu tenuto nascosto ai parenti per qualche giorno e fu detto loro che le cause del decesso furono per un collasso cardiocircolatorio. Solo due anni fa un parente riesce a scoprire la verità indagando personalmente a causa di varie incongruenze sulla sua morte e trova anche l’articolo su internet da cui ne avrà assoluta conferma. Leonardo si è suicidato.

Perchè un uomo forte, uscito dalla tossicodipendenza, che crea una struttura importante per aiutare gli altri, che ama la vita dovrebbe suicidarsi?

Cosa succedeva in questi luoghi, con questi frati da sentirsi così in colpa con se stessi?

Forse non troveremo mai risposte, ne giustizia per Leonardo, anche se il Vaticano ha pensato bene di far gestire la comunità Massimo alla onlus CEIS di don Picchi e quindi l’opera che aveva iniziato prosegue. Grazie Leonardo.

Dal sito:http://laici.forumcommunity.net/?t=17023588

IL MONASTERO HORROR – PRESSIONI PSICOLOGICHE, LAVORI FORZATI, SUICIDI: ALLA “FRATERNITÀ DI GESÙ”, VICINO ROMA, ACCADEVA QUESTO E ALTRO – DOPO ANNI DI DENUNCE, FINALMENTE, IL VATICANO È INTERVENUTO…

Andrea Milani per “L’espresso”

All’esterno dava l’immagine del monastero moderno, aperto ed ecumenico, tutto preghiere e agricoltura biologica. All’interno però si viveva nell’incubo: coercizione psicologica e processi per i dissidenti, sfruttamento della manodopera e culto della personalità del capo fondatore, affari poco chiari e suicidi inspiegati.

La vicenda che riguarda la Fraternità di Gesù è ancora avvolta nelle nebbie della discrezione curiale, ma è ormai certo che, dopo anni di riservatissime denunce alle autorità ecclesiastiche, il Vaticano ha deciso di intervenire, allontanando il guru della Fraternità, don Tarcisio Benvenuti, e il suo braccio destro, don Zeno Sartori, e nominando due commissari con l’incarico di riportare ordine nella comunità. Benvenuti è stato esiliato al monastero benedettino di Praglia (Padova), Sartori all’abbazia di Novalesa, in Piemonte. Per entrambi obbligo di residenza, pena la sospensione a divinis.

Nella casa madre della Fraternità a Casal Perfetto di Lanuvio, vicino Roma, i religiosi e le religiose superstiti, una quarantina, tengono le bocche cucite. Ma ormai la consegna del silenzio sta crollando. E anche alla Congregazione dei religiosi, l’organismo vaticano competente, confermano che, “dopo un’accurata visita apostolica, sono state prese alcune misure atte a favorire il sereno sviluppo della comunità”.

Il Vaticano non dà spiegazioni ufficiali. Di certo c’è che la mole di proteste e i raccapriccianti racconti di ex membri della Fraternità hanno infine convinto la Santa Sede che non si poteva più far finta di niente. E dire che la Fraternità aveva fama di affascinante esperimento cattolico eco-chic, lontano mille miglia dall’oppressione clericale che, a quanto pare, era invece diventata pane quotidiano.

In principio non era così. L’esperienza era nata nel 1972, dall’incontro di Benvenuti, Sartori e altri tre giovani, con l’obiettivo di realizzare una semplice comunità di vita cristiana, che mettesse insieme Vangelo e impegno sociale, fede e laicità. Dal Veneto il gruppo si sposta presto nel Lazio. Grazie alla benevolenza del vescovo di Albano e alle donazioni dei simpatizzanti, la Fraternità mette radici e vara una miriade di iniziative: una cooperativa di falegnameria, una per coltivare prodotti biologici, la comunità Massimo per il recupero dei tossicodipendenti.

Poi, a metà anni Ottanta, una brusca sterzata: don Tarcisio si autoproclama abate, ai membri viene imposto un abito religioso e la disciplina degna di un gulag. Molti ragazzi, inizialmente attratti dagli ideali propagandati, si accorgono che la realtà è tutt’altra. Fagocitati all’interno della comunità e costretti a ritmi di lavoro manuale pesantissimi, vengono sfruttati per finanziare le manie di grandezza e l’alto tenore di vita dei capi. Il controllo di don Tarcisio è durissimo: processi pubblici e ricatti per chi si lamenta, accuse di tradimento per chi vorrebbe lasciare. Alcuni fuggono. Luca, vent’anni, si suicida gettandosi dal ponte di Ariccia. Nel 2006 un altro ‘fratello’, Leonardo, si impicca.

Chi è riuscito a uscire dall’incubo, ne parla (chiedendo l’anonimato) come dell’esperienza più dolorosa della sua vita: “Mi hanno manipolata e rubato la giovinezza”, confessa una donna che ha vissuto a Lanuvio per dieci anni. “Il messaggio cristiano è stato strumentalizzato per scopi di potere da chi voleva farsi ‘profeta’”, racconta un altro. “A me hanno strappato anche la fede”, conclude un terzo. Non sarà facile rimettere ordine in questo groviglio di sofferenze. Neppure per il Vaticano.

Dagospia 27 Giugno 2008
Modificato da GalileoGalilei – 3/10/2014, 16:22

Il frate abate Tarcisio Benvenuti era così stimato dal Cardinale Raztinger che dal sito http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1349175 si legge:

Ratzinger ne fu così entusiasta che l’8 marzo del 2004 scrisse di suo pugno all’abate Benvenuti una lunga lettera ricchissima di apprezzamenti e di incoraggiamenti, tuttora riprodotta per intero nel sito della comunità.

Quello stesso anno, in Vaticano maturò addirittura il proposito di affidare alla Famiglia Monastica Fraternità di Gesù la cura della basilica romana di San Paolo fuori le Mura, al posto dei monaci benedettini che vi risiedevano da secoli, ridotti di numero e invecchiati. Ma questo fu l’inizio della fine, per padre Benvenuti e i suoi. I benedettini, quelli veri, si inalberarono contro questi che ritenevano falsi imitatori. E cominciarono a venire alla luce le numerose e gravi pecche della comunità. Nel 2007, divenuto papa, Ratzinger inviò un abate benedettino a compiere una visita apostolica, che diede risultati disastrosi. Il 12 aprile 2010 il colpo finale. La congregazione vaticana per i religiosi, allora presieduta dal cardinale Franc Rodé, emanò il decreto di soppressione della Famiglia Monastica Fraternità di Gesù, decreto approvato in forma specifica da Benedetto XVI il 22 aprile 2011.”

I Frati Tarcisio e Zeno sono stati anche il parroco e viceparroco del centro ecumenico di Lavinio Stazione appena fu costruita la chiesa.


Alessandro Tinarelli